Il mio Pisa Book Festival 2016

November 19, 2016

 

Il Pisa Book Festival è un evento a cui ormai non riesco più a rinunciare. Ogni anno, oltre agli editori indipendenti, accoglie molti scrittori del Paese ospite d’onore, e ogni anno è una piacevole sorpresa: scopro autori che non conoscevo prima, oppure ho l’occasione di incontrare di persona scrittori che fino a quel momento ho solo potuto leggere. A volte, ho il piacere di vedere emergere scrittori giovani o, come quest’anno, giovanissimi.

 

Sono partita in versione Traduttrice-Ispettore Gadget, con la mia solida armatura, CV in USB e formato cartaceo, biglietti da visita, elenco di editori da seguire ecc.

Poi, però, come sempre, ha prevalso la lettrice; ma d’altronde, che cos’è un traduttore editoriale, se non prima di tutto un appassionato lettore?

 

Ogni presentazione e incontro con gli autori è stato un arricchimento e ne sono molto soddisfatta.

 

Shady Hamadi presentava il suo “Esilio dalla Siria”, edito da Add Editore. Avevo già sentito parlare del libro alla radio e l’autore, con il suo esprimersi in modo chiaro e diretto, sicuro e consapevole, mi aveva subito colpita. Infatti il suo libro era finito sulla mia wish list da un po’. Appena ho letto dell’incontro con l’autore sul programma del Pisa Book Festival, ho deciso che non me lo sarei persa e le mie attese sono state completamente soddisfatte. Durante la presentazione, a cura del Liceo Scientifico Filippo Buonarroti di Pisa, Shady Hamadi è riuscito a coinvolgere tutti, catturando anche l’attenzione dei più giovani. Proprio a loro si rivolgeva Hamadi, esortandoli a dimostrare che qualcosa da dire ce l’hanno, eccome! Lui, a soli 23 anni, propose una soluzione al conflitto siriano davanti al Parlamento Europeo, ottenendo una pacca sulla spalla e ben poca considerazione, solo perché ritenuto troppo giovane. Shady Hamadi parlava ai ragazzi del liceo di temi complessi quali integralismo, identità, libertà e lotta contro la dittatura come se stesse spiegando un concetto semplice. Il suo messaggio, il motivo per cui si spende per questa causa, è che “raccontare queste esperienze serve a tutti, serve a far sì che queste cose non accadano più”. Perciò, finalmente, con la scusa che avrei potuto farmelo autografare, ho comprato il libro :). 

 

Non sono un’amante dei gialli e di Marco Malvaldi devo ammettere di aver letto solo qualche racconto, ma sono tutti pazzi per lui e mi ha incuriosito il suo nuovo libro, “L’infinto tra parentesi”, edito da Rizzoli; non un giallo, ma un saggio sul rapporto tra letteratura e scienza. Mi ha stupito scoprire che Malvaldi stesso sia un chimico, quindi l’esempio che letteratura e scienza non siano agli antipodi, bensì concatenate tra loro, al punto che sembra non ci possa essere intuizione scientifica senza la capacità di immaginazione che solo gli studi umanistici possono offrire. E ho capito perché tutti lo adorano, Marco Malvaldi è simpaticissimo e consiglio a chiunque ne abbia occasione di partecipare a un incontro con lui.

 

Sono poi riuscita a seguire solo in parte il discorso di Björn Larsson sul mare e il suo legame con questo elemento. A tal proposito, mi ha colpito l’umiltà di Larsson che sostiene: “Amo il mare, ma non sono esperto: so descriverlo come scrittore”. Cercherò poi di fare tesoro e utilizzare come mantra la sua frase "Sognare non basta, bisogna fare". Perché si possono avere molti sogni nel cassetto e si può essere guidati da una grande passione, ma se non si agisce, i sogni restano tali e non si ottiene nulla. True story.

 

Marcello Fois e il suo “Manuale di lettura creativa” mi avevano già conquistata con il titolo. La lettura, secondo Fois, non deve essere passiva, ma appunto “creativa”, coinvolgere il lettore, farlo riflettere, farlo “faticare”; anche se il termine “fatica” sembra sgradito sia agli editori, che alla società in generale, allevatrice di giovani pigri in cerca del libro “facile”, definito da Fois “libroide”, un oggetto con forma, ma non sostanza di libro.

 

Ho avuto anche il piacere di conoscere le due autrici irlandesi Catherine Dunne e Caitriona Lally all’incontro Women in Writing, in cui hanno raccontato l’universo femminile attraverso i personaggi dei propri romanzi. Mi ha colpito la loro affermazione che non è lo scrittore a scegliere la storia, ma sono i personaggi a proporsi. Catherine Dunne ha spiegato che scrive di figure femminili “per dar loro quella voce che spesso le donne non riescono ad esprimere nella realtà”.

 

 

All’incontro con Edizioni Helicon sono capitata per caso, ma sono contenta di esserci stata per aver avuto il piacere di conoscere la giovane autrice Clementina Greco, già al suo terzo romanzo con “Déjà vu”, che racconta la vita di una donna, dalla giovinezza alla vecchiaia, con il tema del tempo a fare da filo conduttore, un tempo che percepiamo in modo diverso nelle varie fasi della vita. La sua consapevolezza che da giovani corriamo sempre, proiettati verso il futuro, ma poi, a un certo punto, tendiamo a rivolgerci verso il passato, compiendo una sorta di inversione di rotta, è difficile da raggiungere prima della maturità, quando ormai è troppo tardi; e mi ha fatto molto piacere scambiare due parole con l’autrice, che ha sottolineato la fugacità del tempo e l’importanza di soffermarsi sulle piccole cose della vita, quelle che contano di più. Io il suo libro l’ho comprato e ci voglio provare…

 

L’ultima presentazione a cui ho avuto il piacere di partecipare è stata quella del romanzo d’esordio della giovane scrittrice britannica Sumia Sukkar, "Il ragazzo di Aleppo che ha dipinto la guerra", edito da Il Sirente. A soli 21 anni ha scritto un libro che tratta argomenti complessi anche per uno scrittore più esperto. Raccontare il conflitto siriano mi sembra già una bella sfida, farlo dal punto di vista di un ragazzo con la sindrome di Asperger, è pura magia. Se poi lo si fa a 21 anni… anche perché Sumia ha confermato di non aver vissuto la guerra in prima persona, ma di averne solo sentito parlare, oltre che dai media, da alcuni famigliari che vivono in Siria. E anche la sindrome di Asperger è qualcosa che la giovane autrice non conosceva già da vicino e ha studiato per scrivere il suo romanzo. L’unica sua esperienza della Siria risale a quando era piccola e, avendo il papà siriano,  andava a trovare i parenti a Damasco, di cui conserva il ricordo dell’onnipresente profumo di gelsomino. Il messaggio di Sumia Sukkar la rende ancora più speciale: vuole che i siriani di cui sentiamo parlare dai media ogni giorno diventino per noi persone con visi, famiglie, vite, profumi preferiti. Sono persone come noi, in cui ognuno di noi può e deve immedesimarsi.

  

Insomma, torno a casa con la mia armatura da traduttrice ancora intatta, carica di libri, ma anche di spunti di riflessione. Alla prossima edizione!

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